Prima che il cielo cambi

Saranno forse le speranze liqueffatte, la fonte solida delle certezze giovani.

Quelle che si sentono invincibili e poi crollano davanti a una fragilità, a un sentimento coatto, a un’evidenza feroce che squarcia il petto ed esce fuori la nullità.

Cosa siamo noi oggi?

Surfisti amatoriali di un oceano di sogni che non conosciamo a fondo, ma ci nuotiamo dentro, per sentire il vento addosso e respirare ancora un poco il senso effimero della libertà.

In fondo a quella strada non c’era niente, ma c’eri tu ad aspettarmi.

Forse da un’ora e neanche il tempo avrebbe mosso quell’entusiasmo che s’appaurava, ma non gli importava di come sarebbe finita la vita e la ferita, di nuovo nuda prima del corpo, prima di noi.

I mezzi cuori delle persone girano le strada e i bar e fingono che un aperitivo basti a saziare la vita, senza una tavola apparecchiata con cura e coltelli dal lato giusto, fiori senza occasione e ancora una cena per sperare che la notte odori di noi.

Mi chiedo se il mondo ci creda che siamo tutti superficiali di fronte all’amore o se questa bugia non sia solo un modo per crederci forti e strafottenti di fronte a rapporti che si chiudono come ombrelli che temono la pioggia e allora fingono che il sole duri tutto l’anno.

Come se i filtri fossero la vita vera e il tempo e le rughe segni che si cancellano, un letto vuoto che torna a essere intatto.

Invece tu lo sai che ogni piega è un lamento, che nel buio un gatto si sente, che tutto quello che non si vede è importante.

Tutto questo amore a volte mi fa sentire impotente: amare troppo è come non amare affatto, perché ogni cosa ha bisogno di un dubbio, di un taglio, sicché abbiamo uno spazio da riempire di noi.

Forse questa è la fede, il vero credente, quello che non è mai sicuro di niente e arriva fino in fondo.

Guarda dove mi ha portato il vento del cambiamento: a nuove parole, a nuove speranze, a te.

E io vado fino in fondo a questa serenità, che non è quella che mi aspettavo, quando tiravo sassi al mare e dicevo di conoscerlo già.

La linea dell’orizzonte sembra unire cielo e mare come uomo e donna, finché un’onda o una nuvola non cambiano tutto quanto e così cambiano noi.

Che speranza abbiamo noi?

Uomini e donne senza merito della nostra natura, colpevoli della storia nostra.

Cosa sappiamo del mare e dell’amore che si dice profondo?

Se il gabbiano – l’amore – sfiora appena la superficie e poi vola verso la sua libertà?

Dimmi se siamo il cielo o il mare, se uomo e donna possono fondersi per davvero o restare una foto da postare per la gente.

Tanto lo so che tutti guarderanno il cielo e il mare e tutti diranno “like”.

Quella foto è il sereno.

Sono le donne forti e gli uomini innamorati, bellezze feroci in uno stato di grazia.

Postiamo pure la nostra storia.

Forse abbiamo bisogno di gridare al mondo l’amore prima che cambi, prima che il tempo passi e tu, tu non resti più ad aspettarmi.

Aurora Ariano

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