Mi pettino per togliere nodi alla vita. Le mie parole lisce, belle.

  • Se il cattivo gusto ha i suoi adepti, la bellezza ha i suoi devoti.
  • Spesso si dimentica la vita, perciò la scrivo.
  • I grandi amori sono estranei dall’altro lato del marciapiedi.
  • Hai giurato di darmi quello che non hai, quello che non sai e quello che non esiste.
    Mi darai una vita vera e un giuramento che non serve a niente.
  • Pomeriggi andati di ore lente, che spezzano le attese in sogni e scarabocchi, tumulti che non sanno che fare, come chi ha appena smesso di fumare.
  • Vorrei avere le mani di fata di chi cuce la vita dentro al tangibile, al tessuto che posso sentire addosso.
    Invece so solo dare al niente un nome, una parola, uno sguardo che si mette in posa.
  • Resta qualcosa di non detto, ammucchiato nell’angolo, con i piedi che ancora sostengono la testa su un buco di mondo dove noi parliamo e il silenzio vede.
    Non so chi sia di spalle a guardarci, forse siamo noi adesso.
  • La gente è frustrata.
    A volte penso che dovremmo abbaiare come i cani o pisciare per strada.
    Sarebbe più liberatorio delle bastonate dispensate.
    Sicuramente più dignitoso.
  • L’amore succede sempre al tramonto, anche quando poi scompare, tramonta.
    E io lo guardo, guardo l’emozione mia tramontare e poi tornare.
    Com ‘è bella la vita.
    Com’è bello il tramonto.
  • Dove si posano gli occhi, bevo vita.
    Vedi quel panno gualcito e asciutto? E’ proprio lì davanti.
    Ha l’aria di aver assorbito tutto quanto.
  • Ho temuto di diventar pazza, finché non l’ho sperato.
  • Riguardo alla vecchiaia, fa paura la lentezza con cui piccole rughe d’espressione sono spuntare mentre neanche facevo loro caso.
    L’ alone bianco negli occhi, della stessa consistenza del latte condensato, mi fa più dolce.
    Forse la vecchiaia è una colazione che non ha fretta.
  • Ho sempre pensato fossi un estraneo, finché è finito il tempo nostro e l’estate era estranea, volevo un inverno nostro.
    Così mi hai offerto una vita e il caldo e il freddo, ora, sono belli uguali.
  • Vorrei, in questo momento, che un fattorino bussasse direttamente alla porta d’ingresso con uno di quei pacchi che sembrano aver attraversato il mondo e tu sorridi, anche se è lercio.
  • Le parole mi escono dalla testa e non riesco ad acchiapparle tutte.
    Sembrano piume leggere.
    Si fermeranno da qualche parte, qualcuno le toccherà e non si farà male.
  • Una testa e un posto, non chiedo altro.
  • A volte mi chiedo come sia arrivata fin qui, fino alle parole, alle pose.
    Era finita la mia storia.
    Mi sono curata con la fantasia.
  • Imparami a memoria, come le poesie che non si scordano piú.
  • La leggerezza della brezza marina e della luce filtrata, mentre adagio il corpo alla lettura e immagino alberi di anacardio ai bordi di un giardino nigeriano.
  • Continuavo a chiedermi cosa avrei voluto sentire da un uomo, quali parole per esprimere un amore pesante, fino a che non lo chiamó per nome – senza vezzeggiativi ad incrinarne l’espressione seriosa, “Mi sono innamorato di te” – e fu cosa semplice.
  • Qualcosa mi dice che cambierò ancora viso e colore dei capelli.
    Il castano sta uscendo fuori e io mi ritrovo dentro.
  • Il vociare fitto fitto delle cicale – appena al di là della finestra aperta – mi fa pensare che da qualche parte ci sia una festa che non mi tiene fuori, anche se cammino sola.
  • Da piccola mia mamma mi faceva un orribile taglio di capelli in stile chirichetto.
    Gli occhi, lo stesso verde.
    Un pomeriggio, pensieri rumorosi fendevano l’aria immobile e mia mamma mi chiese perché non stessi facendo nulla.
    Pensai, ancora un attimo.
    E non mi sembrò nulla.
  • L’accappatoio appuntato negligentemente in vita e il relax di un pomeriggio molle.
    Tempo sciolto come l’orologio di Dalí.
  • Pensavo che non ho mai scritto una storia, ho covato parole, ma era una bella cosa.
  • L’amore ha un milione di vite e una sola morte per apprezzarle tutte.
  • Il mio consiglio per quest’estate: apparecchiate le tavole senza apparecchiarvi.
    Fiori freschi nei vasi e nei capelli, dettagli semplici, puliti, come aria di mare.
  • Al centro, fra una me imperiosa e una sognatrice. Questo il mio stile.
  • Dev’essere smania di perfezionismo, la durezza del mio sguardo allo specchio – quando mi vedo nuda di vestiti e di parole – che mi da la sufficienza senza adagi, perché potrei fare meglio.
    Ci vuole una vita per conoscersi senza disconoscersi.
  • È un attimo sospeso, che ti senti dentro alle canzoni e ti leggi in una frase, in un libro, in un silenzio stonato, dove la vita t’accorda l’amore.
  • E chi non segue tutto di me resta un povero amante, scampoli di sentimento strusciato addosso, piacere senza conoscenza.
  • Corrugai la fronte e tu potesti attraversare un solco col dito e leggere il pensiero che non ti dissi.
    Parole inutili.
    Toccami la mente, l’amore scritto in fronte.
  • Mi viene in mente il giorno chiaro di certe notti, quando giri per casa e aspetti il sole, neanche avessi un appuntamento.
  • Ai matrimoni delle amiche la nostalgia è un’ invitata bon ton, direi discreta.
    Tanto tutti guardano la sposa e i vestiti hanno la fama di fare più notizia dei sentimenti.
    Oso un corto, ci do un taglio (Dedicata ai sentimenti, ai vestiti belli).
  • Resteremo vicini fino all’imbrunire , aspettando un amore corposo e un calice offerti dal destino.
  • Non sono una fan delle emoticon, se vuoi mettici vicino il sentimento.
  • Delle Barbie regalate – che non mi sono tornate in prestito – vedo uno scaffale impolverato, dove siedono ancora ricordi da collezione.
    Mia sorella era figlia unica.
    In fondo la capisco.
    Io le ho insegnato l’amore, lei la cura.
  • Ed io che continuo a scrivere.
    Mi svuoto in questo mare e lascio spuma, appena un tocco di me che non fa il tempo a lambire i piedi della gente, chissà le menti.
  • Pensavo a certe forme di disparità insite in alcuni termini.
    Una persona con carattere, per usare un neologismo dei tempi moderni, è “cazzuta”.
    Oppure “ha le palle”.
    Sono femmina, sia chiaro a tutti. Una femmina. E basta.
  • Ogni volta che d’estate vedo gente per strada, mi chiedo dove viva tutto l’anno, se i paesi siano morti o se noi rinasciamo lucertole.
  • Sorrido sempre, sono una mezza luna per un giorno intero.
    Gli uomini mi hanno insegnato l’amore.
    Aspetto un figlio per un sorriso aperto, un sole che mi insegni la vita che non finisce la notte.
  • Sarebbe bello abitare in una di quelle casette fatiscenti, l’odore di pescato e le reti a terra.
    Una piccola finestra e tre scalini in legno.
    Quel signore, affacciato sul mare, ha l’aria di chi non chiede altro.
  • I tramonti insegnano che chi ama va via solo per tornare.
    Non ho mai visto amore che contempli fine.
    Chiamatelo in un altro modo.
    Che non sia malinconico e romantico come il tramonto, come il suo rosso sbiadito, con il suo voltaspalle che dura fino al mattino.
  • “Domani mare” è un pensiero ben orchestrato fra il riposo della notte e la freschezza delle prime luci.
    A domani, mare.
  • D’ estate mi piace aggiungere colore ai piatti. Voglio che dentro ci sia ogni cosa felice, basilico, alici, cose per noi.
    Cose di noi.
  • Quello che non ci siamo detti ha salvato l’amore.
    Fantasie stratificate in una fine di panna, sul dito che non ho più puntato.
    La cilegina sulla torta, ma non è più stagione nostra.
  • Un amore dovrebbe essere mare di primo mattino, rinvigorire il corpo e la mente.
    Sicché non potrei farne a meno tutto l’anno.
  • L’estro, ad ogni costo, è un azzardo.
    La naturalezza d’essere è una tovaglia bianca che non stanca gli occhi.

Aurora Ariano

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