Comoda-mente scrivo

Un uccello mi lasció una piuma addosso e pensai che quella piuma aveva sorvolato tutti i posti del mondo e il mondo addosso era leggero.
La vita è leggera, ma ha un peso.

Imparami a memoria, come le poesie che non si scordano piú.

Non sono stata una figlia esemplare.
Avvitata fino a sopra la vita, come pantaloni demodé, non mi sono mai sbottonata.
Quale liberazione è la pelle nuda, esposta.
Sono uscita fuori.
Alla fine, tanta paura, era solo pioggia.

Non siamo stati uno sbaglio.
Siamo stati una storia da raccontare alla vita.

Servono solo un paio di occhiali da sole, per nascondere la vita che passa negli occhi, dalla vita che passa per strada.

Se avessi tanti soldi comprerei una casa di vetro sulla spiaggia.
Resterei là dentro a scrivere per il mondo tutto, ispirata dal mare.
Poi mi scrollerei la vita con qualche bracciata.
L’ultima scena di Montalbano.

Sarebbe questo il tempo di non guardare altrove, che non sia nel gioco delle ombre dove – ricordo – mio nonno metteva una mano e usciva il mondo.
Dammi la stessa ombra, la stessa vita creata dal niente.

“Mi illumino di immenso” sarebbe stato il tweet più cuorato nella storia.
Asciutto, intenso, chissà la foto.

L’umanità non ha niente a che fare con lo status sociale.
È una propensione innata a negoziare con noi – in maniera neanche poi tanto amichevole – e sperare che il bene vinca.

Fuori al patio ho lasciato una sedia vuota, una fantasia, a creare un momento di naturale nonsense.

L’innovazione è tutto quello che ridimensiona il niente in qualcosa che si crea.

Calendario Pirelli 2019, Dreaming – Foto Albert Watson. Più nuda di chi è nuda, la donna della società di oggi, racconta come sogna il futuro nell’identità che si rinnova,oltre l’età. Una trasformazione culturale. Confesso, avrei voluto “posare” la mia vita. Le protagoniste del calendario sono donne famose a una fase precisa della loro vita. Vite diverse, bivaccate dai sogni.
Se, invece, potessimo essere noi – donne comuni, mamme, studentesse, lavoratrici precarie – il nostro ruolo, il nostro sogno, chi saremmo? Il sogno non è passato.

Tra(s)guardi.

L’aria rarefatta di un sonno che ha appena aperto gli occhi e gira nel silenzio di casa, ha un odore particolare.
Non si può spiegare, ma disseta.

Sento qualcosa di diverso nell’aria.
Il silenzio della stanza è un suono pulito, non ho motivo di riempirlo.
Resto nella penombra dei miei pensieri, fra ricambi di vestiti e di stagioni.
La vita è una stanza accogliente.

Sono quanto di più vicino a un’onda, che si spinge oltre, poi s’allontana.
E tu che sei riuscito a cogliere la fragilità mia sottile, sulla cresta dell’onda, non hai lasciato il mare.

Si era nascosta dietro agli scogli, quell’anima riservata, che voleva bagnarsi la vita fino al collo.

L’amore ha un milione di vite e una sola morte per apprezzarle tutte.

Il pensiero migliore è arrivato con passo felpato e la sicurezza che lo avrei guardato.

Non ho un fiore preferito, ma se dovessi pensare a un odore, a qualcosa di lontano verso cui tendere, sarebbe frangipane.
Paure esotiche, isole felici, tutto quello che resta addosso, la libertà che ancora annuso e seguo.

Il futuro è il presente che sto inventando.
Maniche arrotolate,camicia morbida.
Qualche strappo lo porto addosso.
Non mi serve troppo.
Porto un costume sotto.
Potrei alzare i capelli, indossare il pareo nero che tengo in borsa.
Sulla spiaggia si balla la vita.

La versatilità è la chiave di una vita serena, l’elisir di lunga vita mentre la vita passa.

Quando scrivo sono nuda.
Sono nuda senza vergogna.
Sono una donna che gira per casa senza chiudere le porte, sicura che chi la ama la segue in silenzio.

Di ritorno da Firenze, mi trovo a snocciolare le prime parole.
Non è mai solo Firenze.
È la gente tutta che cammina distratta, con una foto e una storia.
Un viaggio è tutto quello che non programmi. È quello che resta.
A romantic vision. E poi mi chiedo cosa ci faccio in mezzo a capelli rasta e piercing. Fossi seduta all’Opera, mi chiederei lo stesso.
La verità è che il mio posto è sempre lo stesso: dentro all’intensità.

Quanto siamo disposti a spendere per un’emozione?
Pensiamo ad un concerto.
Soldi, tempo, energie, devozione.
Il tutto, per un ritorno di bellezza.
Un brivido forte.
Rock.

Intimista fino a farmi male, quando anche una mano poteva asciugarmi una lacrima, io la affidavo al vento e alla speranza di farne rugiada, solo per vedere la sofferenza trasformata in poesia.

Ogni tanto devo perdermi fra le parole degli altri, lasciare che mi attaversino, che fermentino dentro.
Passata la notte, si vedrà.

Lottiamo con la pelle, tutti i giorni.
Lei che sente tutto e tutto assorbe.
Non finirò mai di conoscere la mia pelle.
Intanto la lascio libera, me ne sarà grata.

Sempre alle prese con il prodotto giusto e quello sbagliato, la cura è ricerca.

Pensami vestita di bianco, con la pelle chiara, ad abbagliare tutto quanto, mentre tutto è chiaro.

Non era coriacea, l’anima mia, era scorza della mia sensibilità.
E tu che mi credevi dura, hai perso l’attimo, il fragile richiamo dell’amore che non ho più.
Ho spedito parole al mondo, il nostro amore in un altro posto.

Ho sempre adorato le botteghe di Capri, le ampolle dei Carthusia che odoravano di tradizione.
Eppure penso che per salvare il territorio bisogni guardare oltre.
La bellezza di andare oltre i confini e di saper tornare.

Qualcosa ci lascerà insoddisfatti, facciamo un giro di valzer, di quelli finti, che giriamo sempre e sempre stiamo allo stesso posto.
Insieme.

Quante albe dovrò ancora vedere, prima che la poesia resti anche di giorno.
Dicono che i matrimoni di sera siano più romantici, ma forse l’amore non vede che la luce sua.

Il terrazzo è il posto in cui si guarda la pace da lontano, seduti al sole.
Arriverà, intanto faccio colazione.

Storie limacciose che bloccano in dolori stagnanti, come si guarisce dalla nullità?
Buttando cibo alle anatre, almeno questa è la mia visione della semplicità.

Mi piace pensare che strappi di amori persi restino incastrati nei tombini, cosicché tutti possano passarci su, innamorarsi ancora.

Tutto quello che voglio fare è scrivere.
Che cosa, difficile dire.
Gli abiti preconfezionati non sono di classe.
E il lusso non é lontano dalla massa.

Toccare la terra in un vaso e riconoscere dignità a una vita esposta.
Chi vuol vedere il sole, rischi la pioggia.

Sono grata al tempo che cambia tutto: le vite e le stagioni. Certe cose non cambiano mai e, in questa riconoscenza, restituisco chi sono a chi ero.

La cosa più snervante con cui ho dovuto combattere è stato non sentirmi abbastanza, sentirmi un passo indietro a me, mentre gli altri mi credevano sicura.
Pretenziosa fino alla punta dei capelli, anche loro hanno cercato una perfezione senza pieghe, inutilmente.

Tutta quella passione che c’era era quasi ingombrante, ma sapevano farle spazio e cullarla, di notte, in mezzo al loro respiro.

Si cercarono ovunque, tranne accanto.

Fidarsi è un po’ affidarsi.
E confidarsi.
Darsi.
Scoprire il fianco all’amore con un fremito di vita, che rischia di morire.

Inquietante inquietudine, quella che di notte mi trova sveglia e tu ti svegli accanto.
Sentirsi nel buio, è una luce pallida, nella stanza la luna e le sue alternanze.

Il fatto è che la mente non ha limiti di estensione e io mi sento una ragazzina che si spinge dove non si tocca, senza paura del mare.

Sciabordío di piatti e primi pomeriggi, un fermo immagine, una schiena, una mamma.

È caldo, ma non è sempre amore.

Aurora Ariano

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