Memorie distratte. Per fortuna esiste il telefono.

La vita tirata all’angolo di un sorriso, teneva in equilibrio la felicità.





Quell’estate a Capri. Ricordo tutto quel giallo. Mezze lune sui bicchieri e sulle bocche, una spiava dall’alto. Ora si sta cantanto. ” Confessa”. Eravamo felici.

Mi ritrovai nell’abitudine austera dell’esercizio, sicché gli eccessi di certe sere sembrarono una canzone urlata a squarciagola.

Non sopporto la banalizzazione dei sentimenti, nemmeno la complicazione delle banalità.


Giorni in cui scriverei tutto quanto, ma, quello che non ho scritto – direi la vita – é già opera mia.

Meglio di un cuscino sotto la testa, c’è solo la serenità.



Se camminassimo di più in mezzo ai fiori, torneremmo a innamorarci dell’amore.

Di notte prego, anche quando non penso a niente. La speranza non è mai sprecata: il cielo è abbastanza grande.



Normalmente mi concedo una tisana curcuma e zenzero con una goccia di miele. Ma una grappa barricata e certe sere fa sera.

L’amore è il vento che ho ingoiato, è il mio respiro.

Il momento che preferisco è il ritorno a casa , quando la tua voce mi fa compagnia in macchina , quasi un prolungamento di noi fino a domani.

Chissà se il mio cane lo sa che con me invece sono intransigente.


Ci sono dei confini invalicabili. Siamo dall’altra parte, ormai. Nessuna terra promessa. Solo polvere che va via con un cenno, una mano.

Ho tatuato quello che non riuscivo a raccontare, ma, sentivo, sotto la pelle.

Era olio di mandorle – quella sera sulle gambe – o la fatica di avvicinarmi di nuovo all’amore.

Sono una sirena. Non ho sbagliato dimensione. Tanto cammino e non trattengo il fiato.

Tutta questa cura per il tramezzo di casa o di vita che erano gli spazi nostri, abbiamo perso le luci dell’ingresso.

Quando penso al mio futuro – a cosa mi piacerebbe raggiungere – immagino di attraversare una serra o di rotolarmi nel fieno. Immagino un odore forte, che non mi stanchi mai.

Il bello di Twitter è che non perdo l’attimo con me. È un social introspettivo, uno specchio. È il mio momento vanità.

Tutta questa frenesia e neanche un taxi da fermare con un fischio. Certi stress sono inutili.

Mio padre veniva ogni sera a controllare che le mie mani non fossero aggrappate alla spalliera in ferro battuto. Volevo afferrare qualcosa, una mano, un sogno, tenerlo stretto.

Da piccola sognavo una casa sull’albero, un posto tutto mio, dove il verde e gli animali sarebbero bastati a sentirmi in pace.

La Sastreria e tutto quello che ci siamo detti, in un sorso di verità.

Seduta sopra a uno scoglio, la gente è dall’altra parte della spiaggia. Distratta, non sa a cosa sto pensando. Non sa della mia solitudine che si nutre di avanzi e li divide con i gabbiani sulla riva. Briciole di altruismo volano davanti a me.

È una speranza sottile, l’amore, ma vale una vita piena.

Cacciavi rugiada dagli occhi, oppure il pianto era poesia.

Prendemmo una pausa di riflessione.Come quella che prendo quando scrivo e so già che non ho più niente da dire.

Lascerò che il mare mi porti a morire – oh vita – ma prima guardo verso questa eternità.

Se potessi vedermi ora, ti innamoreresti ancora.

Ci lasciammo come si lasciano i grandi amori, che muoiono in un abbraccio, che non è il primo. Con la malinconia canaglia che mischia il pianto e il riso e confonde, anche se già sa di andare via. Così rimase fra noi, la tristezza altra, dentro a quell’altro abbraccio. Finimmo per ridere di crepacuore come due giovani innamorati che non pensano più a niente, per poi lasciarci come due vecchi romantici, che non pensano a niente più.

Non può piovere per sempre. Caccieró vestiti e umori nuovi. Aspettami sulla battigia. Mi manterrò lo strascico leggero e andrò incontro alla leggerezza. Aspettami ancora un po’. Guardami leggera.

Il lusso sostenibile è il mio progetto su Twitter. Divulgo la bellezza che si costruisce in ogni cosa, in ogni faccia, parola o vita, dentro ai vestiti. L’innovazione che parte dagli scarti, qualche volta dagli scatti. La moda nasce prima nella testa.

Nei negozi vintage i monili fanno da cornice agli abiti: specchi antichi e colori caldi, quasi si vende la nostalgia.

Non so esattamente dove nascano le parole mie. Dev’esserci un posto dentro, fecondo, forse felice.

Finché il sole ci farà aspettare, il desiderio sarà estate.

Diventeremo ancora altro in questa vita, ma guarderemo le finestre con le luci accese e penseremo a quei due. Ora siamo noi altri. Altri da quegli altri. Vite a passeggio con le mani unite e i ricordi che guardano dall’alto.

Acqua alla menta. Una foglia può creare consistenza. Basta vestirla di chiccheria e di una bocca buona.

Parlami ancora di te, mentre stai guidando, mentre fingo che qualcosa fuori mi incanti.

Ci sarebbe un modo per sorprendermi ancora, come sorprendono quelle cose vecchie che trovo nei mercatini, che non ho vissuto, ma mancano. La curiosità di quello che si racconta e allora, allora sembra nuovo.

Sono una di poche parole, nonostante tutto. Le amo troppo per darle vie. Le trovo dignitose. L’interesse, inoltre, non è così scontato, il vino richiede solitudine e i logorroici mi annoiano da morire.

Ci sarebbe ancora tanto da dire. Non voglio sprecarmi tutta, che le parole costano. Anima parsimoniosa, preserva il senso.Dammi a campare un altro po’.

Dalle parole. Dal vento. Dalla musica degli strumenti e da quella degli uccelli. Dal timbro di certe voci. Dalla moda. Dal cinema. Dall’arte. Dagli animali. Dalle piante. Dalla normalità mia che ho scolpito nel corpo e nella mente. Dalla bellezza tutta. Non ho scampo.

Vestita di una fragilità di carta, ti mostrai che gli scarti calzano meglio degli amori di plastica.

Aurora Ariano

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