Parole di tulle. Mi sposo con le mie idee

Quella sposa era una nuvola di tulle e quella leggiadria non era evanescenza.
Esisteva.

Immagino vecchi volumi in una libreria e segreti sotto le dita – che mi svelerai in una vita – mentre accarezzo il dorso.

Il nome conta.
Potrei non scordarlo più.

Certe volte sono stanca delle parole che mi svegliano dal sonno.
Ma poi mi dico che svegliarsi soli è triste.

Tutto quello che so sull’amore è il tuo dolore che diventa il mio, ma io sorrido, così sorridi tu.

La colazione è il momento che preferisco, perché non ha addosso che l’odore del caffè, lascia alla cena quello dell’intera giornata.

Una bella donna può indossare un sacco di yuta.
Starebbe bene, mentre lo farebbe.

Quando verrà la pioggia, lascerò la finestra socchiusa, sicché la nostra felicità rischi di bagnarsi per uno spicchio di cielo di vita.

Scattate pure foto di questa faccia che non teme sguardi, ho temuto tante cose, ma non temo più abbagli.

Chissà che il verde negli occhi non sia il paesaggio che sto vedendo adesso.
Il punto nero dentro non è un neo, è la certezza di me che resto, mentre intorno tutto cambia veloce in una sfumatura di treno.

Dov’è finito il sentimento?
Cercatelo sopra ai tetti, fino a che sarà notte, fino a che sarà poesia.

La voce calda.
Quella che ti distrae dalle parole.
Il desiderio tuo che continuava a dire tutto spremendo i minuti, fino all’ultimo gettone, in un tempo troppo presente per essere così lontani.
Allora t’abbracciai.

Vorrei essere una gatta,
ma la mente mi dà più libertà.

Ho temuto di crollare.
Fra le tue braccia.
“Sono caduta in amore”.
Gli inglesi direbbero così.
Ma io non te l’ho detto.
Mi sono salvata.
Sono rimasta in piedi.
Poi, “mi sono innamorata”.

Suonava musica vintage.
Ed eravamo lì.
Noi.
Ora.

Ho dormito su un cuscino di seta e ho sognato parole.
C’ho messo la faccia, senza sciuparla.

È più facile abituarsi a un posto nuovo che a un ricordo vecchio.

Più nude che a nudo.
Spogliarsi non è sempre facile.

Nuoto perché non ho modo di fermarmi prima della fine.
Non importa quanto allenamento faccia, non sono un’agonista.
È solo un modo per tenere la mente e il corpo nello stesso posto e vederli fluttuare leggeri, mentre insieme faticano.
Mi esercito all’amore.

E tu sorridi.
Il sorriso salva in ogni senso.

Per me è sempre primavera.

È tutta questione di musicalità.
Anche il silenzio sente cosa ho da dire.
Non muovo le labbra, ma sa già.
Ventriloqui che non giocano se i sentimenti sono in gioco.
Fammi tacere con un bacio.
Dischiuderó le labbra, senza parlare ancora.

La fronte imperlata di sudore è l’immagine drammatica e poetica che racchiude la vita.

Penso che l’arte sia il modo migliore per far togliere il broncio alla vita.

I sogni hanno cent’anni e l’entusiasmo di un bambino.

Ogni forma di benessere che abbia conosciuto ha richiesto esercizio.

Vieni.
Ti raggiungerò, il tempo di fermare questa nudità allo specchio – dopo non sarà più la stessa – senza scattare selfie.
Aspettami.
Solo un attimo.
Vengo.

( tutto quello che l’amore contamina non è contaminato dalla volgarità)

Profili imperfetti.
Resti una metà.

Giornate in cui il nonsense è un meno poetico non senso.
Passerà.
Come la pioggia.
Neanche mi piace nuotare nel fango.
Nel mentre resto dentro a scrivere poesia.

Spartiacque fra chi sono e chi ero, appena un attimo fa.
La notte.
Poesia della vita che cambia, mentre i giorni sembrano tutti uguali.

Che il tempo sia benevolo con i tuoi ricordi, come lo è stato con me.
Sono disposta a dividere il bello con il passato, per un futuro incerto, dove litigheremo, insieme.

“Non cade il mondo”.
E siamo caduti noi.
Allora ho guardato a terra, ho trovato chi raccoglieva briciole d’amore e di umanità.
Mi sono rotolata nel mondo frantumato e ho composto un altro noi.

Ridotta a uno scheletro, quest’anima contemporanea è una sedia che non tutti comprendono.
Io mi siedo.
Davanti a un vetro, che non è un soffitto di cristallo, io vedo.

L’orologio fermo mi guarda con sufficienza, senza cambiare, vuole ingannarmi con la stabilità.
Dal basso delle mie ore piccole, so che la notte è passata già.
Ora è chiaro.
Se non cambiasse, non sarebbe cielo.

Il vento saprà fare dei silenzi parole incenerite e noi le lasceremo andare, stringendo in pugno il niente e una preghiera.

Ci sono tanti modi di sentire, il mio è una stretta allo stomaco in cui passa tutto.

Aspetterei una vita, per un’estate.

La storia di Lady D. l’avrò ascoltata un milione di volte.
E ogni volta ci vedo una donna.
Lei, che non voleva essere altro che lei, poi altro da lei.
Per loro.
Per la gente.
Non so se questo si possa ritenere principesco, di sicuro è qualcosa di nobile.

Trovo affascinante scavare nelle epoche passate e vestire panni diversi.
Io so solo guardare la strada e sentire l’odore dell’asfalto, amori che corrono dietro al futuro come farebbe un amante.
Quando la libertà unisce il piacere al disagio di sentirsi in mutande.

La parole d’ordine, oggi, è “fusion”.
In cucina, nella moda, nell’arredamento.
Non possiamo prescindere da quello che siamo, né da quello che vogliamo diventare.
Natura e tecnologia devono fondersi.
Voglio essere camaleonte, voglio fondermi col mondo.

Non amo le storie, sebbene stia sempre a scrivere.
È che la gente si è disabituata all’incanto, alla sorpresa, ascoltando un milione di storie.

Gli spettacoli più belli, non hanno bisogno di parole.

Guarda.

Dovesse piovere ancora, saprò che è solo il gioco del tempo.
Noi facciamo sul serio.

Il tempo m’ha ingannato.

Mi sono sentita vecchia e giovane un milione di volte, ma ho saputo dare valore alla vecchiaia solo quando la pesantezza è diventata struggimento d’amore e il lamento è incespicato dentro alla poesia.

Così, io sarei la donna della tua vita.
Fa un certo effetto sentirlo.
Mi rendo conto che le parole non sono mai inutili, se pure fossero soltanto parole, sarebbero quelle giuste.

Le parole conservano il valore inebriante di quel momento.
Loro possono essere per sempre, noi no.
Noi siamo fallaci, apparenti, letti sfatti, dopo il romanticismo.

Non seppi rinunciare al ricordo tuo di com’eri, mentre ti guardavo.
Volevi essere altro da te.
Anch’io.

Grazie a Dio o grazie a me.
Non sono a chi sono più fedele, ma sento qualcosa di grande.
Sono in giardino.
I violini suonano.
Le sedie, vuote.
Forse è il preludio dell’attesa.
Forse questa pace è la festa mia, che mi giro dal lato tuo e ci sei.
Sei reale, ma lo chiami miracolo.

I vestiti negli armadi non sono scheletri.

Se apro le porte, la bellezza è intatta.

È un bouquet di rose seccato con cura, per conservare l’amore.

Aurora Ariano

2 risposte a "Parole di tulle. Mi sposo con le mie idee"

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