La sposa di Pierre Cardin

Rubrica – Non sono Penelope ( ma neanche poi così male)

Il mio paese conta pochi abitanti, contenti di vivere nel loro paese con i loro pochi abitanti.

Trovo confortante ,oggi, fare una passeggiata e riconoscermi in quel posto che è mio d’appartenenza, sebbene da piccola viaggiassi di fantasia.

Volevo fuggire in ogni luogo del mondo che mi facesse scoprire il brivido del diverso, della vita, della modernità.

I visionari vedono il mondo prima di vederlo, crescendo ho scoperto che ogni mondo è paese, la differenza la fa la mentalità.

Ricordo che a Manhattan – qualche anno più tardi – rimasi colpita nel vedere come sotto un hotel come il Marriott, una signora dall’abito elegante si apprestasse a salire in una limousine , mentre un uomo di colore ballava break dance a due passi dal suo strascico.

Nessuno dei due guardò l’altro con fare strano, attorno c’erano solo persone fra le altre persone.

Pensai che nelle piccole realtà bisogna aspettare agosto per scoprirsi abbastanza , senza essere guardati con occhi bigotti.

Qual è la verità ?

Me lo chiedo ancora oggi, oggi che scopro la realtà di un Paese che rifiuta le differenze, e io soffro allo stesso modo.

Il Paese mi appartiene.

Il mondo mi appartiene. O meglio, io appartengo a lui.

La terra rossa, il cielo color indaco.

Questi non sono scenari lontani, questi sono stati d’animo.

E io mi sciolgo in mezzo a loro per diventarne parte, orologio molle che non segna più il tempo, perché non esiste vecchiaia che possa far regredire l’umanità.

Nel mondo del cinema e dello spettacolo qualcosa sta già cambiando, le attrici interpretano i loro ruoli fino a che lo spirito le faccia diventare qualcosa che non sia un numero, ma esperienza da mostrare con le rughe in faccia, perché un volto diventi un’espressione.

Questa è innovazione.

La realtà come la vediamo nasce nella testa, dentro alle idee degli uomini , ai loro concetti e preconcetti.

Perché mettiamo barriere invece di superare frontiere?

Perché non possiamo annusare lo stesso odore?

Farne fragranza, vestirci con i colori della natura e sentirci un tutt’uno con questa, senza parlare di esclusività.

Da sempre appassionata della moda, scopro con entusiasmo che l’idea di integrazione, della mescolanza di stili e materiali sta raggiungendo le passerelle.

Qualcuno ha portato il suo nome in popolazioni lontane ,dedite a cuciti artigianali, per scambiare l’arte con l’umanità.

La bellezza è creazione.

La bellezza è integrazione.

Le nuove tendenze si ispirano alle culture diverse, con tessuti aztechi, stampe geroglifiche, fantasie e capi che si rifanno alla cultura africana e a un stile morbido, per camminare comodamente sopra allo stress.

Ho sempre ammirato i capelli delle popolazioni africane, i loro sorrisi aperti e quel modo sciolto di indossare i colori più accesi e i capi più informi ,senza creare disarmonia.

Sono sicura che l’armonia si racchiuda nello stile di chi siamo, di quello che sentiamo dentro e dentro possiamo mettere qualsiasi cosa uguale a noi e diversa da noi.

Le farfalle non hanno gli stessi colori e la natura lo sa.

In mezzo a queste idee, molte case di moda ancora non abbracciano l’ideologia dell’ecologico, così gli animali muoiono per il trionfo del bello.

E come può la bellezza nascere dalla morte?

La bellezza è la vita, in tutte le sue forme e noi ci siamo arrivati, una donna è arrivata nello spazio e nessuno ha discriminato più.

Tutti vedevano solo il bello.

Sono ancora la ragazzina che vuole scappare lontano, ma senza perdermi, questa volta voglio trovarmi in mezzo alla gente. Riconoscermi.

Tornare a casa e andare al Santuario del paese, guardare le scale e salirle fino all’amore.

Ho sempre mostrato il mio carattere, mai le mie emozioni.

Intimista fino a farmi male, quando anche una mano poteva asciugarmi una lacrima, io la affidavo al vento e alla speranza di farne rugiada, solo per vedere la sofferenza trasformata in poesia.

Le emozioni, tuttavia, hanno bisogno di concretezza : nessuno crede all’amore che non sia coadiuvato dai fatti.

Per questo ci siamo persi in mezzo alle parole e dentro al Paese ho attraversato il deserto.

Quanta desolazione, nessuno credeva più a niente , il bello una visione e i visionari pazzi in cerca dell’amore.

Ma io sono nata dentro a un’idea diversa, di chi l’ha vista prima e ha sognato un mondo contaminato solo dalla bellezza.

Sentimenti essiccati all’ombra delle mie delusioni, li ho messi insieme e ho riciclato il buonumore.

Da sola, mentre fuori non crescevano più speranze, ho raccolto fiori d’arancio.

Li ho messi dentro alle parole e ho diffuso bellezza, poetessa di nicchia in relazione col mondo.

Ma chi sono per fare tutto questo?

Io sono la sposa che attraversa il deserto.

Io sono la sposa dei visionari.

Io sono la sposa di Pierre Cardin.

Aurora Ariano

2 risposte a "La sposa di Pierre Cardin"

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