Ancora tanto da suonare

Lo avevo poggiato sul ripiano di marmo del lavandino.

“Riporre lo stick su una superficie piana”, riportava il foglietto illustrativo di quel test. Il test.

Le mani tremavano ancora e il cuore pulsava quasi impazzito, quando dall’altra stanza la voce di mia madre si sollevó come l’eco di un alpinista : “Sveva, è pronta la cena!”.

Con flebile voce riuscii ad emettere un “si”  che mi spezzò il respiro quando una linea colorata apparve lentamente sul display,con un’evanescenza che tendeva sempre più alla nitidezza.

Restai immobile,  pietrificata.

In quei minuti, i più lunghi della mia vita fino ad allora, la domanda che mi attanagliava la mente era la stessa : “Qual è lo scopo della mia vita” ?

Perché quando una fottuta linietta ti comunica allegramente che stai per diventare mamma, tu ti chiedi quando hai smesso di essere figlia e quando è il tempo di essere donna.

“Sarò capace di essere una buona mamma? Perché è arrivato senza preavviso” ?

Eppure, mentre il frastuono di quelle domande silenziose si impossessava della mia mente, fino a stringerla come in una morsa d’acciaio, mi portai la mano alla pancia.

IMG_20181126_161920.jpg

Era la stessa del giorno prima,ma non avevo mai avuto l’istinto di toccarla, a parte quella volta che ero andata in fissa per i due chili di troppo.

Il cigolio della porta che si stava spalancano all’improvviso mi fece sobbalzare, lasciandomi solo il tempo di buttare il test nel cestino adiacente al lavandino, con un colpo da maestra.

– Tutto bene? Incalzò mia mamma,non vedendomi arrivare

– Mi sono ricordata che devo vedermi con un’amica, avevamo appuntamento. Conservami la cena per domani.

Le diedi un bacio frettoloso e mi precipitai per le scale.

Nella mia fuga da me stessa mi imbattei nei miei fratelli, Matteo e Niccolò , che mi guardarono con fare strano,ma non curioso. Troppo indaffarati da messaggini fugaci l’uno, dal solito gioco alla Playstation l’altro.

Salita in macchina mi diressi quasi in maniera automatica “alla casetta”, la classica casina di pietra di Montefioralle, una volta dei miei nonni.

La distanza da Greve in Chianti è breve, ma ogni volta che andavamo a trovare i nonni mi sembrava di vivere in un altro mondo: il tempo si fermava fra profumi di uva e silenzi,interrotti ogni tanto dal miagolio di qualche gatto e le risate dei grandi, seduti sempre al fresco con un calice in mano.

Forse l’istinto di tornare in quel posto era un desiderio inconscio di risentire quello spirito familiare o desiderio di ritornare bambina,ora che un pargolo si era appropriato del mio corpo. O forse avevo letto troppi libri di Freud.Tutta colpa di Freud.

-Dove sei eh? Gridavo quasi nel delirio.Mi hai sconvolto la vita.

Mentre continuavo a prendermela con l’acceleratore, oltre che con Freud, la macchina  dinanzi frenò all’improvviso e d’istinto portai la mano alla pancia, ringraziando quella famosa “distanza di sicurezza” che alla scuola guida mi era costato un errore al test.

In fondo, la vita è piena di test, piena di errori , ma, piena di amore.

Imboccato il cortile  spensi il motore e mi fermai. Lo vidi. Di fronte a me.

Wooden door with flower pots in the medieval tuscan town Lucignano

Il portone di legno della casetta appariva segnato dal tempo e dalla storia di qualche generazione.

Qualche passante avrebbe potuto pensare  “chissà se la vecchia casa è in vendita “. Ma questa non è una vecchia casa. È una casa vissuta. Da me, dai miei fratelli, dai miei genitori e,prima, dai miei nonni.

Entrai e mi sedetti sul divano.  Mi portai le mani al viso, non riuscivo a pensare a niente. Solo al cigolio della porta di prima. Lo sentivo sempre più vicino.

La porta non cigolava più, mia mamma era lì  accanto a me sul divano.

– Che ci fai tu qui? La attaccai, come una bambina che si difende dopo essere stata scoperta a rubare caramelle.

– Sapevo di trovarti qui. Ho trovato il test

-Mha… .

– Shhh, non dire nulla, sono sempre una mamma, tua mamma.

Si guardava intorno con quella nostalgia dolce, tenera, di chi rincontra un’amica di vecchia data e sente di non averla mai lasciata.

– Il desiderio di gravidanza è qualcosa che ho avuto da subito, da bambina. Sono cresciuta qui, con tua nonna e le sue sorelle. Zia Katia, la sorella più piccola di tua nonna, mi spiegava tante cose, con dolcezza. Le devo tutto. Mi ha trasmesso l’amore della creazione. Mi ha insegnato a fare la pasta in casa e a prendermi cura dei cuginetti.

-Oggi è diverso, nessuno vuole rinunciare a sé.

– Io adoravo suonare, cosa credi? E suono ancora , fra un impegno e un altro. È il mio modo di rilassarmi

IMG_20181126_161942

– Da piccola suonavi sempre un pezzo per me e Matteo  prima di metterci a letto. Con Niccolò hai smesso di suonare.

– Ho avuto Matteo alla tua età, a 20 anni. Ero giovane e piena di energie. E di paure. Nausee fino a sei mesi, giorni interminabili a letto, vomito. Quando la pancia iniziava a crescere migliorava, ma avevo già perso il periodo più leggero e spensierato e preso qualche chilo di troppo. Mi sentivo un contenitore. Metterlo al mondo non è poi così romantico come lo descrivono. Controllare il dolore quando il travaglio è breve è più difficile  perché i dolori sono più forti. Tre ore e poi vedere lui… Un’emozione forte, più dei dolori che fino a un attimo prima ti hanno tormentato. Lo guardi e si crea un legame, sottile e invisibile, come un cordone che resta fantasma a vita. Perché è lì che cambi da donna a madre. Il primo figlio, come il primo amore, è quello dei mille sbagli e delle mille paure, ma dall’emozione sentita più che vissuta. Meno consapevole, ma tremendamente viva.

– E poi?

– E poi sei arrivata tu. A distanza di 15 mesi, avevo appena finito l’allattamento di Matteo,quando ho scoperto di aspettare te.  Essere madre ti dà un senso di potere unico, come se fossi un Dio… stai creando. Eppure, come in tutti i miracoli, c’è una forza positiva a sostenerti e una negativa a farti perdere la fiducia. Senti di non farcela, ma, allo stesso tempo, di non poter mollare.  La gravidanza andava bene, prendevo meno chili ora, ma iniziavo a non riconoscere più il mio corpo. Non lo accettavo. In fondo, anche io stavo crescendo ancora come donna.

Ricordo quel suo attimo di pausa, quasi come se volesse ingoiare, insieme alla saliva, la vergogna  per la debolezza mostrata .

– Ti ascolto, sono qui.

In quel momento, inconsapevolmente  ero già un po’ madre, perché una madre è madre già all’idea di esserlo, dice qualcuno. A ben vedere,in ogni donna è piantato il seme della maternità che aspetta di germogliare nell’istinto verso un figlio, verso un’idea, verso una passione, verso qualunque cosa richieda il suo amore come bisogno vitale,come una “sopravvivenza emotiva”. Perché si è sempre madri, nell’istinto e nel cuore.

-Ho allattato anche te  – continuò . Devi sentire l’istinto materno più per allattare che per decidere di fare un figlio . L’allattamento implica pazienza, rinuncia. Ogni volta,  quando guardo il mio seno svuotato, non posso non ricordarmi la sensazione di dolore e piacere fisico che si prova nel farlo.

IMG_20181126_161951.jpg

– E poi è arrivato Niccolò , inaspettato, dopo due anni, ma questa storia la conosco anche io.

– Con Niccolò ho imparato a fare la mamma da capo, come se fino a quel momento non avessi capito nulla. Dal primo in poi, inizi a capire che i figli sono esseri dalla propria identità, sono tuoi senza appartenerti.  La maternità, figlia mia, è un’avventura meravigliosa, un viaggio dentro di te, diventi capace di sentire, di contenere tanto amore e sofferenza e di “cacciarlo fuori”  , solo per poi restituirlo al mittente  in forma di messaggio di vita.

Restiamo abbracciate su quel vecchio divano, quattro generazioni, unite da un cordone che resta fantasma a vita.

IMG_20181126_162005

– Andiamo a casa. Abbiamo ancora tanto da suonare.

Aurora Ariano

– Dedicato a tutte le mamme e alle future mamme e a te, Annaluce, che mi hai ispirata con la tua storia di vita-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...